16.10.1959

La tigre del juke-box ha paura degli elefanti

di Alessandro Berlendis - Gente


"Sei la tigre del juke-box": con questo urlo che sovrastò lo scrosciare degli applausi, un ammiratore di Mina Mazzini salutò la ragazza mentre questa, sulla groppa dell'elefante più pacifico del circo Togni, abbandonava la pista, dopo aver cantato Nessuno in quell'incomoda posizione. Pochi minuti dopo, attorniata dagli inservienti del circo e dai componenti del suo quintetto musicale, I Solitari, Mina Mazzini, la "tigre del juke-box", spaventatissima per aver dovuto "cavalcare" un elefante, si afflosciò svenuta tra le braccia della madre.
Dalla groppa dell'elefante alle braccia della mamma: questo episodio, avvenuto la sera del 30 settembre a Cremona, basterebbe da solo a dare un'idea di che cosa sia esattamente questa ragazza che, in meno di un anno, ha dato la scalata alle più alte vette della popolarità nel mondo della musica leggera, interpretando la parte della ragazza ultramoderna, priva di inibizioni fino alla sfrontatezza, coraggiosa, irrequieta e sempre alla ricerca di nuove sensazioni. Chi assiste ad una esibizione di Mina Mazzini, infatti, è portato a credere di trovarsi di fronte ad una ragazza dal temperamento esplosivo: ne fa testimonianza la lung serie di appellativi che il pubblico ha creato per lei: "La reginetta del rock and roll ", "Mina la guastatrice", "L'urlo che vive", "Mina dinamite", "La tigre dei juke-boxes";, ed infine "La tigre umana". Invece Mina Mazzini (contrariamente ad altri suoi colleghi, come ad
esempio Adriano Celentano, Giorgio Gaber e Fred Buscaglione, che nella vita sono quasi eguali a quelli che appaiono in pubblico) è una ragazza così totalmente diversa dalla Mina che il pubblico conosce, che chi la incontrasse per la prima vola tra le pareti domestiche stenterebbe a riconoscerla.

L' URLATRICE TIMIDA

Tranquilla e composta, con le mani raccolte in grembo, vestita di un elegante ma semplicissimo completo grigio, senza ombra di trucco; così infatti l'abbiamo vista, seduta sul grande divano nel salone della sua bella casa di Cremona in una cornice di mobili antichi, di quadri d'autore e di tappeti persiani che rivela chiaramente l'appartenenza alla ricca borghesia della famiglia di Mina e che metterebbe a disagio qualunque reginetta del juke-box ma non la giovane cantane cremonese. Mina Mazzini in quest'ambiente è nata e cresciuta, e alla ribalta è giunta per caso, "per
scherzo", come dice lei rievocando quell'agosto del 1958, allorché, a Viareggio, iniziò la sua strepitosa carriera.
Mina Mazzini nacque il 25 marzo 1940 a Busto Arsizio, dove suo padre, titolare di una industria chimica, si era stabilito con la famiglia a causa della guerra, e giunse a Cremona dopo l'8 settembre del 43. Dalla sua nascita fino all'agosto del '58 la sua vita si svolse senza complicazioni, se si eccettua l'episodio del battesimo, quando suo padre dovette sostenere una lunga discussione col sacerdote che non voleva saperne di battezzare quella bambina con un nome tanto strano. Mina arrivò così tranquillamente al penultimo anno di ragioneria, con un programma per gli anni futuri già stabilito nei minimi particolari, come si conviene nelle buone famiglie borghesi. Conseguito il diploma, infatti, Mina avrebbe seguito dei corsi di specializzazione in lingue estere: sarebbe diventata insomma una delle tante brave ragazze di famiglia che si affacciano alla soglia della vita con una buona dote e un discreto bagaglio culturale: un "buon partito" che, sempre secondo i progetti, sarebbe stato presentato alla haute di Cremona nel corso del ballo che avrebbe avuto luogo nell'inverno del '58.
Nell'estate di quell'anno, invece, la mamma di Mina decise di andare a trascorrere le vacanze a Viareggio, e fu lì che accadde l'imprevedibile e che la vita di Mina venne sconvolta. Tutto cominciò una sera alla "Bussola", l'elegante ritrovo viareggino, dove ad intrattenere i clienti era giunto Don Marino Barreto junior.
Erano i mesi nei quali incominciavano ad esplodere i primi "urlatori" italiani sulla cia dei Platters, di Elvi Presley e di Paul Anka. Mina Mazzini, che con alcuni amici, con sua madre Regina e suo fratello Alfredo, di tre anni più giovane di lei, frequentava la "Bussola", si accalorava in discussioni interminabili sul valore musicale del nuovo genere.

UNA DECISIONE IMPROVVISA

La ragazza, pur non avendo mai studiato musica, era una appassionata della musica classica, della lirica e del canto tradizionale e sosteneva, spalleggiata dalla madre, che l' "urlato" era una cosa assurda, che non era are, era un fenomeno generato dai tempi e che avrebbe concluso brevemente il suo ciclo senza lasciare la minima traccia. Per avvalorare la sua tesi, Mina concludeva invariabilmente le sue discussioni con una frase di sfida: "Non è cantare, questo, tanto è vero che scommetterei di saperlo fare anch'io come i maestri".
Queste discussioni avvenivano in genere al termine delle danze, cioè alle 4 del mattino. Fu così che una sera Don Marino Barreto junior, che appunto a quell'ora mangiava qualcosa a un tavolino vicino a quello in cui Mina e sua madre tenevano circolo, si intromise nella discussione dicendo: "Senta, invece di dire che anche lei sarebbe capace, perché non prova? Io e la mia orchestra possiamo accompagnarla". Mina, come tutti i timidi, volle dimostrare il suo coraggio; raccolse la sfida e cantò. "Ha ragione", disse alla fine, stupito, il re della samba lenta dopo aver accompagnato la ragazza in Non partir ,"ha proprio ragione, può cantare anche lei, e come". Così, per tutto il mese di agosto, dalle 4 alle 6 del mattino, Don Marino Barreto e la sua orchestra fecero da accompagnatori alle prime esibizioni di Mina, attorniati da una ventina di persone, amici e amiche della ragazza e della madre, convinta che la sua figliola scherzasse e cantasse solo per divertirsi.
Lo "scherzo", però, ebbe fine quando Mina, sua madre e il fratello rientrarono a Cremona: allorché tutta la famiglia si trovò riunita nuovamente intorno al tavolo da pranzo, la ragazza, con il volto chino sul piatto, disse: "Ho deciso di non andare più a scuola, ho deciso di diventare una cantante". Detto questo, si alzò dal tavolo e si rifugiò in camera sua, lasciando i suoi genitori stupiti e costernati, perché dal tono della voce avevano subito capito che quella decisione era irrevocabile.

NON È INNAMORATA

"E pensare", dice sorridendo la signora Mazzini, "che l'abbiamo sempre tenuta vicina a noi. Non l'avevamo mandata mai nemmeno all'estero, ed il pensiero che ci dovesse andare per perfezionarsi nelle lingue ci terrorizzava.
Avevamo paura che cambiasse, che si guastasse. Ed invece, guarda cosa le è successo, me presente". Nonostante questa affermazione è lei che consiglia Mina, che l'accompagna in ogni suo spostamento; è lei che vuole che i cinque ragazzi del complesso musicale I solitari vengano a casa sua quando devono provare con Mina una canzone, un arrangiamento; è lei che, per convincere la figlia che gli elefanti non sono animali pericolosi, è salita per prima sulla groppa del pachiderma durante le prove al circo Togni. "Vede", dice come per giustificarsi "mia figlia ha bisogno che io le sia vicina: è distratta, è disordinata, abbandona le sue cose nei luoghi più impensati".
Il successo di Mina come cantante fu immediato. Due mesi dopo essere tornata da Viareggio (due mesi spesi in lezioni di canto e di musica col maestro Donzelli di Cremona) Mina si presentò al giudizio del pubblico partecipando alla "Sei giorni della Canzone", organizzata da un quotidiano milanese, durante la quale interpretò, mandando in delirio le migliaia di persone presenti, la canzone Proteggimi. Immediatamente scritturata da una casa discografica (per la quale Mina ha ormai inciso una cinquantina di dischi, parte dei quali in lingua inglese con lo pseudonimo di Baby Gate perché, come dice lei, "mi sembra buffo che un cantante italiano canti in inglese"), raggiunse con una serie di canzoni: Nessuno, Ti dirò, Non partir, e Malattia, i primi posti nelle classifiche di vendita. Mina allora iniziò l sua carriera esibendosi in un night club milanese. Poi vennero le sue prestazioni alla TV che le valsero la più vasta popolarità.
Ora Mina, che è stata in tournée in Jugoslavia, si accinge alla più impegnativa delle sue prove: una serie di recital negli Stati Uniti. Per questa tournée essa ha persino preparato una canzone scritta da lei su musiche del maestro Donzelli: My crazy baby (il mio pazzo ragazzo). E' una canzone che dice: "I miei occhi stanno piangendo tutte le lacrime, perché sognano i tuoi capelli biondi, i tuoi occhi verdi, le tue dolci mani". "No, non sono innamorata", si affretta però a spiegare la "tigre del juke-box", "ma mi piacerebbe esserlo, deve essere molto bello". In realtà Mina Mazzini, giunta all'apice della popolarità, non si rende esattamente conto di quali siano i motivi che l'hanno spinta ad abbracciare questa carriera. "Credevo di scherzare", ripete con voce sommessa. "A me piace disegnare, faccio molti disegni. Li faccio per me sola, nessuno li ha visti. Credevo di poter fare così anche con il canto, cantare per me. Forse è per questo", conclude sgranando gli occhi grandi e scurissimi "che quando urlo le mie canzoni butto la testa indietro e chiudo gli occhi".

Alessandro Berlendis



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