19.03.1969

Vi dico chi é questa pazza Mina

di Sandro Mayer - Oggi


"Il giudizio del pubblico mi terrorizza. In fondo sono soltanto una borghese, una provinciale", dice la cantante che tutti avevano sempre considerato come una donna libera, spregiudicata, anticonformista - "Mio figlio è un grave problema : avrebbe bisogno di avere il padre vicino" - " Se Pani fosse stato libero, forse lo avrei sposato .Chissà, tutto sarebbe stato diverso"- " La mia vita è una follia . Non è neanche vita" - "Succederà qualcosa, ne sono sicura. Qualcosa di imprevisto checambierà totalmente la mia esistenza . Il solo pensiero che tutto potrebbe continuare così mi atterrisce"

Milano, marzo

Sono stato due giorni con Mina. Il primo, a Lugano, in casa sua. Il secondo, a Milano, nell'atelier di Mila Schon: Mina (notoriamente contraria a ogni forma di eleganza) ha voluto divertirsi a indossare per un pomeriggio gli abiti più belli visti nella sartoria.

In questi giorni abbiamo parlato a lungo. Mina si è lasciata andare. Ha fatto una cosa che da tempo non faceva: si è confidata con serenità. Di lei ne sono state dette di tutti i colori. Lei non ha mai parlato. Adesso lo fa, per la prima volta.

Questa che segue è la registrazione dei nostri colloqui. Non una vera e propria intervista. Parla Mina. Solo lei. Cosa pensa, cosa ama, cosa spera.

GLI SCANDALI

<STRONG>Incominciamo dagli scandali, Mina. Quegli scandali in cui da ani siamo abituati a vederla coinvolta. (Se lei lavora con Walter Chiari, si parla di "ritorno di fiamma", se lei ingrassa si dice che aspetta un bambino; se lei va in vacanza con Antonello Falqui, il viaggio diventa una fuga d'amore). Ogni volta lei si dichiara innocente. Lo scandalo rientra, ma intanto, in attesa del prossimo, ha assunto proporzioni di interesse nazionale. Cos'ha da dire a questo proposito?</STRONG>

Che posso dire? Io non so perché questi pasticci nascano. Colpa mia? Non credo. Nella vita mi comporto con estrema correttezza, cerco di non dare fastidio a nessuno. Mi dicono: "Ma che cosa t'importa? Lascia che questi scandali nascano. Sono sempre pubblicità. Be' io la pubblicità non la voglio, non la cerco. Figuriamoci poi se mi interessa proprio una pubblicità di questo tipo. Non mi fa certo gioco. Spesso mi domando addirittura?". E'molto triste, sa?

<STRONG>Lei, Mina, è la migliore cantante italiana e credo pochi lo mettano in dubbio. Come succede con tutti gli idoli, però, il pubblico segue con interesse sia la sua carriera sia la sua vita privata. E la sua vita privata è molto movimentata. Quasi sempre lei però nega l'evidenza. Ciò stimola la curiosità e la fantasia. Non crede? </STRONG>

Io non capisco. Ammettiamo che questo sia vero. Cosa c'entra? Non vedo però per quale motivo, se vado in vacanza in America con due amici come Falqui e Sacerdote, debba nascere lo scandalo che è nato.

<STRONG>Le racconterò alcuni episodi. Quando lei aspettava Massimiliano ed era già al sesto mese di gravidanza, a chi le chiedeva: "Ma tu aspetti un bambino?", lei rispondeva: "Ma voi siete tutti matti". Lei era sempre insieme a Pani, ma diceva: "Io innamorata di Pani? Voi siete matti". Stessa cosa è accaduta con Martelli. Succede poi che se va in America con Falqui e dice: "E' un viaggio innocente", nessuno ci crede più. </STRONG>

Ma Pani, Martelli, Massimiliano sono cavoli miei. Sono molto chiusa di carattere, non riesco neppure a confidarmi con gli amici. Perché dovrei parlare della mia vita privata pubblicamente?Poi, perché mi si vuol fare sempre il processo? Giudicare se sbaglio o se agisco bene. Ho una coscienza anch'io. E' ad essa che debbo rendere conto del mio comportamento. Posso sbagliare, come tutti. E allora soffro, come succede a ogni donna. Pago di persona di fronte alla società. E' già capitato, no? Sono andata controcorrente, mi sono comportata in modo anticonformista. Sono io che l'ho voluto fare. Poi ho affrontato il giudizio della gente. E'stato terribile, ho molto sofferto. Ho pagato lo scotto necessario per avere quel che volevo. Cosa importa agli altri?

<STRONG>Siamo abituati a una Mina donna libera, incurante del giudizio degli altri. E' difficile immaginarla sofferente per aver infranto le regole tradizionali. </STRONG>

Ma purtroppo è vero. Anche se può suonare falso, non sono un' anticonfor- mista. Sono una borghese, una provinciale: né più né meno di tante ragazzine di Cremona. E il giudizio degli altri mi terrorizza. Quando aspettavo Paciughino è stato terribile. Avevo la pancia, ma dicevo: "Ma voi siete matti, non aspetto figli". Proprio come ha ricordato lei. Sa perché lo facevo? Avevo paura di dirlo. Oh, non mi fraintenda: Paciughino è tut la mia vita. L'ho voluto io. Ma quando stava per arrivare ero terrorizzata: dalla gente, dal futuro, da tutto. Si ha un bel dire, ma essere una ragazza-madre non è facile nella nostra società. Anche se una si chiama Mina. Fu mio padre ad aiutarmi a superare quel momento. Fu adorabile papà, comprensivo. Se ero serena quando mio figlio venne al mondo lo devo proprio a mio padre.


IL FIGLIO

<STRONG>La nascita di Massimiliano l'ha trasformata, Mina? </STRONG>

Oh sì. Paciughino arrivò in un momento in cui la mia vita era un pasticcio. Mi sentivo una sbandata. Come per incanto, mio figlio mise tutto a posto. Proprio come quando una persona va a mettere in ordine una camera in disordine. Mi ha fatto diventare una donna. Ecco, adesso è la cosa più importante della mia vita. Non riesco a stare più di dieci giorni lontana da lui.

La vita è senza senso se non vedo mio figlio. Così, per stargli vicino, rifiuto sempre i contratti per tournée troppo lunghe e faticose nelle quai non potrei portarmelo dietro.

<STRONG>Le dà preoccpazioni suo figlio? </STRONG>

Moltissime. Il lavoro mi porta via tanto tempo. Così quando sono con Paciughino ho sempre fretta. Fretta di fargli entrare in testa delle idee, dei principi. Ecco, invidio molto le altre madri: loro hanno tutto il giorno per parlare con i loro figli. Io solo qualche ora. E le cose che devo dire a Paiughino sono tante.

<STRONG>Come lo educa? </STRONG>

Nella stessa maniera in cui i miei genitori hanno educato me. A papà e mamma non ho nulla da rimproverare. Sono sempre stati meravigliosi.

<STRONG>Suo figlio non sente la mancanza di un padre? </STRONG>

Non la mancanza di un padre. Ma del padre, di Corrado. Ne sente la mancanza, certo. E questo per me è un grosso problema.

<STRONG>A questo problema non ci pensò quando si separò da Pani? Tentò, per il bene di suo figlio, di non rompere quel rapporto? </STRONG>

Non vorrei che con quanto dirò si pensi che tenti di giustificami. Non è così, non è una scusa. Anche quando Corrado e io ci volevamo bene, stavamo in fondo insieme ben poche ore. Il nostro lavoro ci teneva separati a lungo. Quindi anche se fossimo ancora uniti, quante sarebbero le ore che Corrado potrebbe dedicare a suo figlio? Né più né meno di quelle che gli dedica adesso.

<STRONG>E quante sono le ore in cui adesso Massimiliano può stare con il padre? </STRONG>

Dipende sempre dal lavoro mio, da quello di Corrado. Mentre ero a Roma per Canzonissima, per esempio, Paciughino vedeva il padre tutti i giorni.


LA FAMIGLIA

<STRONG>Non ha mai pensato di crearsi una famiglia, Mina? </STRONG>

Non ci ho mai pensato, non l'ho mai sognato. Il mio ideale di vita è una casa in campagna con tanti figli.

<STRONG>E un marito? </STRONG>

Non sento la mancanza di una marito. La famiglia in fondo ce l'ho: sono Massimiliano, i miei genitori. Sto bene così, non sento il bisogno di capovolgere quest'ordine che mi sono costruita intorno. Mi basta.

<STRONG>Ma in questo modo riesce a sentirsi completa? </STRONG>

L'affetto dei miei genitori e di mio figlio mi è sufficiente. Loro non mi tradiranno mai. Mi danno sicurezza per uquesto. E, avendo loro, riesco a sentirmi serena.


L'AMORE

<STRONG>Lei si innamora sempre di uomini già legati. Prima Pani, poi Martelli. Perché? </STRONG>

Ha detto "già legati" ed è stato molto gentile. Di solito dicono "sbagliati". Sbagliati perché erano già sposati. Ma questa è un'assurdità della legge italiana, non mia. Corrado, quando l'ho conosciuto, era gà diviso dalla moglie. E Augusto, poi, in Germania risultava divorziato (credo anzi che sua moglie si sia risposata), ma in Italia era ancora coniugato. Questi uomini erano già liberi. Non è per me che hanno lasciato le mogli. Perché accusarmi? Se fossi stata francese questi uomini sarebbero andati benissimo. Ma sono italiana qui non c'è il divorzio, e sono sbagliati. Ma l'amore conosce forse le leggi di uno Stato?

<STRONG>Se in Italia ci fosse stato il divorzio, e quindi Pani fosse risultato libero, lo avrebbe sposato? </STRONG>

Credo di sì.

<STRONG>Poi avrebbe divorziato. Sarebbe venuto Martelli, e avrebbe divorziato anche da lui. Lei avrebbe già due divorzi alle spalle, è così? </STRONG>

Non so. Forse questo non sarebbe successo. Chissà se avrei divorziato da Pani. Se fossimo stati sposati, forse le cose sarebbero andate diversamente tra noi. Proprio non lo so dire. Vede, molti dicono: "Non è il matrimonio che importante, ma l'amore". Forse mi sbaglio, perché non l'ho mai provato: ma credo che due persone, unite per la vita davanti a Dio, con il sì in chiesa, si sentano legate maggiormente. Provano, chissà, maggiore responsabilità. E sono quindi pronte a superare anche li ostacoli più duri. Ma lasciamo andare: sono solo supposizioni. Queste cose forse le capisce meglio una donna sposata.

<STRONG>So, anche se lei non vuole parlarne, che tra lei e Martelli è tutto finito. E ora? </STRONG>

Ora non so. Avere un uomo accanto non è essenziale per me. Credo di essere abbastanza forte. Anzi, senza dubbio lo sono. Riesco ad accettare cose spaventose, terribili. E per tutte trovo sempre una soluzione. Supero tutto da sola. Anche senza l'aiuto di un uomo


LA RELIGIONE

<STRONG>Lei è religiosa, Mina? </STRONG>

Non moltissimo. Ecco, sono convinta che Dio, qualcosa al di sopra di noi, insomma, esista.

<STRONG>A suo figlio impartisce un'educazione religiosa? </STRONG>

Sì, perché così hanno fatto con me i miei genitori. Da grande avrà anche lui i suoi dubbi, si porrà delle domande. Proprio com' è capitato a me. E alla fine si farà le sue idee.

<STRONG>Gli parla anche dell'inferno? Del paradiso? </STRONG>

Dell'inferno con il fuoco e del paradiso con le nuvole e i pirati? Sì, qualche volta.

<STRONG>E lei crede nel'inferno e nel paradiso? </STRONG>

Sì, ci credo. Le ho detto come li immagino. Non so se siano proprio così. Ma sono convinta che qualcosa c'è lassù ad aspettarci. No, non finisce tutto su questa terra.

<STRONG>Ha paura di quel che ci sarà dopo di noi? </STRONG>

No, io ho paura solo di una cosa.

<STRONG>Quale? </STRONG>

Del buio. Siamo una famiglia di fifoni: anche mia madre e mio figlio hanno paura del buio. Dormiamo tutti con la luce accesa.

<STRONG>E se la luce fosse spenta? </STRONG>

Non potrei dormire. Resterei tutta la note con gli occhi sbarrati. E' già successo. Se la luce è spenta, mi metto anche a tremare. Paciughino, invece, piange.


LA CARRIERA

<STRONG>E' soddisfatta del suo successo? </STRONG>

Credo non si sia mai soddisfatti del proprio successo. Si ha continuamente bisogno di migliorare. Ecco, questo posso dire: oggi sono finalmente contenta, perché posso fare solo le cose che mi piacciono. Non quelle che mi impongono. Ho fondato una casa discografica proprio per poter fare solo i pezzi che mi interessano.

<STRONG>Pezzi troppo sofisticati, dicono i critici, difficili, che l'allontanano dal grosso pubblico. </STRONG>

Canto ormai da dieci ani: non posso continuare a fare Tintarella di luna o La banda. Devo rinnovarmi. Sennò il pubblico si stanca. Dicono che non vendo dischi. Be', non è vero. Forse i miei quarantacinque giri non vanno moltissimo, ma i long-playing, che sono i più difficili da vendere, vanno fortissimo.

<STRONG>La critica che le hanno mosso durante la recente Canzonissima è anche un'altra: lei non è elegante </STRONG>

Vestire bene non mi interessa. Ho sempre preferito le gonne con le magliette o i vestitini di poco prezzo. Li trovo più comodi.

<STRONG>Come spende allora tutto il denaro che guadagna? </STRONG>

Non sono molto ricca, creda. Comunque ho un figlio: devo pur pensare al suo avvenire, no?

<STRONG>Potrebbe fare a meno del suo lavoro? </STRONG>

Il mio lavoro in fondo non mi piace. O meglio: è bellissimo cantare. E' eccitante, è tutto. Ma per cantare un'ora, bisogna fare centomila cose che detesto: i rapporti con la gente, le lotte eccetera. Spesso sono cose disumane. Chissà se vale la pena fare una vita così per poi cantare un'ora.

<STRONG>Ha mai pensato di ritirarsi? </STRONG>

Ci ho pensato, ma non posso. E' più forte di me. Faccio parte di un ingranaggio da cui non posso tirarmi indietro. Creda, mi trovo a fare cose che non desidero senza neppure sapere come. Ho spesso la sensazione di essere soltanto un burattino.

<STRONG>Ha degli amici fra i colleghi? </STRONG>

I miei colleghi non li conosco molto. E' impossibile che io diventi loro amica. Certo, ci terrei. Ma loro, non so perché, mi detestano. Durante Canzonissima accaddero cos spaventose. Si coalizzarono contro di me. Io non me la presi molto. Ma per giunta, dopo aver ottenuto quel che volevano, mi tolsero anche il saluto.

<STRONG>La più accanita contro di lei sembra Patty Pravo. </STRONG>

Ma io non capisco proprio perché Patty Pravo ce l'abbia tanto con me. Oltretutto nel suo personaggio di ragazzina moderna che va avanti senza accorgersi di quel che le sta intorno non rientra affatto l'accanimento contro una collega. Non so che gioco possa farle tutto questo.

<STRONG>Essere, o credere di essere, la "rivale di Mina", fa sempre gioco. </STRONG>

Sarà.


LA SOLITUDINE

<STRONG>Si sente mai sola, Mina? </STRONG>

Più che sola, ogni tanto mi sento malinconica. Un po' di depressione capita a tutti, no? Ma mi riprendo in fretta. Per fortuna, nonostante il lavoro che faccio, ho la testa sulle spalle. I miei nervi non sono bruciatI. Una Mina suicida non esisterà mai.

<STRONG>Quali sono le donne che, secondo lei , si sentono più sole al mondo?</STRONG>

Le prostitute. Devono sentirsi terribilmente sole. Lo dico, perché ne ho conosciute molte

<STRONG>Come le ha conosciute? </STRONG>

E' successo a Roma, durante Canzonissima. Fuori dal Teatro delle Vittorie, alcune di loro fermavano sempre la nostra macchina. Chiedevano l'autografo, si fermavano a parlare. Mi facevano un sacco di complimenti. "Stai bene, Mina, pettinata così. Anch'io mi voglio fare la tua pettinatura". "Questo vestito dove l'hai preso? E' caro?".

<STRONG>E lei si fermava a parlare con loro? Rispondeva? </STRONG>

Certamente. A loro faceva così piacere che io parlassi un po'. Mi piaceva vederle sorridere. Qualcuna mi ha raccontato la sua storia. Non è vero che siano volgari. Sono solo donne che hanno molto sofferto. Mi facevano molta pena.

<STRONG>Pensa mai alla morte, Mina? </STRONG>

Qualche volta sì.

<STRONG>Le fa paura? </STRONG>

Non mi fa paura la morte, ma il modo in cui morirò. Mi domando: sarà in aereo, in macchina, o per le scale? Ho sempre avuto il terrore delle scale, fin da bambina. Ho sempre pensato che sarei morta scivolando lungo una scalinata. Ecco, non mi fa paura morire. Solo vorrei saperlo con un po' d'anticipo. Una malattia incurabile, ecco, mi starebbe bene.

<STRONG>Perché vorrebbe saperlo in anticipo? </STRONG>

Perché ho ante cose da fare. Innanzitutto dovrei organizzare un po' la vita di mio figlio. Dargli dei consigli, dei suggerimenti. Poi dovrei dire delle cose a delle persone. Cose importanti che non ho mai detto, che non ho mai avuto il coraggio di confessare. Chissà, forse in punto di morte lo farei.

<STRONG>Se queste cose sono tanto importanti perché non le dice adesso? </STRONG>

E' il coraggio che manca. Vede, la vita crea delle barriere insormontabili tra le persone. Anche le cose più semplici possono diventare tormentose. Non sempre riusciamo a essere noi stessi, a fare andare le cose come vogliamo. Ma quelle barriere non siamo noi che le costruiamo: le troviamo belle e pronte quando diventiamo adulti. Peccato. Basterebbe infrangerle e saremmo tuti più felici. Ma quanti sono disposti a farlo?


IL FUTURO

<STRONG>Pensa mai al suo futuro, Mina? </STRONG>

Ai bambini si domanda : "Cosa farai da grande?". E loro ti rispondono: "Non lo so". Ecco, è lo stesso per me. Non so cosa farò in futuro. Non riesco a immaginarlo. Non me lo chiedo mai. Certo, sarebbe terrificante se io a cinquant'anni fossi ancora così, a continuare questa vita.

<STRONG>Cos'ha che non va questa vita? </STRONG>

La chiama vita la mia? Mi sento un commesso viaggiatore sempre in vetrina con il vestito colorato. Oh, no, io spero che tutto questo sia transitorio. Forse non sono ancora cresciuta. Ecco, è così. Sono una bambina in attesa di diventare adulta.

<STRONG>Una bambina che ha un figlio di cinque anni, Mina? </STRONG>

Ed è proprio per mio figlio che spero che questa vita sia solo transitoria. Il mio lavoro non è lavoro, è una follia. Dovrà esserci pure una esistenza stabile anche per me. Per forza. Vede, per il mio momento rimando tutto. Mio figlio ha bisogno di crescere come tutti gli altri bambini. Ci vorrà una vera famiglia per lui. Adesso sto bene, gliel'ho detto, ed è vero. Ma in futuro forse anch'io avrò bisogno di un marito vicino. Sono tutte cose che rimando, che al momento rifiuto. Ma domani, sono sicura, verranno anche per me. Sennò come potrei mai essere felice?

<STRONG>Ma perché rimanda queste cose? Perché non incomincia a costruirle fin da adesso? </STRONG>

Ora non è possibile. Il mio lavoro me lo impedisce.

<STRONG>Mina, perché fa la vittima? Questa è la solita storia: la diva infelice presa nella morsa del successo. E al successo vengono addossate tutte le rinunce. Dica che è felice così, sennò perché non cambia la sua vita? E' semplicissimo, faccia una scelta. Si è sempre saputo che al successo bisogna sacrificare una vita privata completa. Lei il successo ormai lo ha conosciuto e, se lotta per mantenerlo, vuol dire che le piace. Che è felice così, anche senza una vita privata riuscita. </STRONG>

Facili a dirsi queste cose. Ma, creda, non è facile ritirarsi. Non è possibile. No, non è che io aspetti di tramontare. Che tutto finisca da sé. Affatto. Ma sono convinta che accadrà qualcosa, sì, un imprevisto, che cambierà totalmente questa mia vita. Deve accadere, ne sono sicura. Non può essere che tutto continui così. Il solo pensiero mi terrorizza. Oh, no, a cinquant'anni Mina non sarà più Mina.

<STRONG>Forse sarà Mina con le rughe e tanta nostalgia per il successo d'una volta diventato ormai solo un ricordo. </STRONG>

Ma è spaventoso quello che lei dice. Terribile. No, succederà prima qualcosa.

<STRONG>Ma cosa? </STRONG>

Dio, non lo so. Proprio non lo so.

<I>Sandro Mayer</I>

Sandro Mayer



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