29.08.1997

La grande solitaria

Frankfurterallgemaine


La storia è probabilmente ambientata in un porto qualsiasi del sud dell'Italia: Tino, la gente lo chiamava "il nero", aveva ucciso per passione. La sua vittima era Rocco, il fidanzato della ragazza, che Tino amava. Quando è stato trovato il cadavere, Tino è scappato in Africa. Nina la ragazza è diventata una prostituta.

Quello che sembra una variante del film di Visconti - "Rocco e i suoi fratelli", nel 1963 è stato al primo posto della Hit Parade tedesca dal titolo "Heisser Sand und ein verlorenes Land". Avevano tutta la critica adosso per quello che concerneva il testo con una grammatica miserabile. Unanime era l'elogio per la voce. La sua voce notevole si distingueva gradevolmente dalle voci placate delle cantanti tedesche e il nome Mina aveva avuto effetto sulla gente anche per la nostalgia italiana.

<a href="#" onClick="MM_openBrWindow('popup.php?dida=%3Cstrong%3EFrankfurterallgemaine++29-Agosto-1997%3C%2Fstrong%3E%3Cbr%3E%3Cstrong%3ELA+GRANDE+SOLITARIA%3Cbr%3E&src=images/icone/zoom/115_2.jpg','illustrazioni','width=100,height=100');return false;"><img src="images/icone/115_2.jpg" width="46" height="46" border="0" align="left"></a>Mina in Italia era diventata una star già cinque anni prima. Le sue interpretazioni che facevano diventare le canzonette misere che parlavano di cuore e dolore in antiche tragedie d'amore e le sue stravaganti esibizioni pubbliche le hanno portato il nome "Tigre di Cremona". All'inizio degli anni settanta bastavano dei poster con gli occhi enormi con il trucco nerissimo, per far sapere alla gente che Mina aveva pubblicato un nuovo album. Gli allineamenti inconfondibili di Mina garantivano il riconoscimento. Mina aveva scosso l'italia cattolica, amando un uomo sposato e avendo avuto un figlio illegittimo. Con la sua sicurezza e la sua indipendenza con la quale continuava la sua carriera, nonostante le proteste, era diventata, prima di nascosto, poi ufficialmente il modello per le donne italiane. Per mesi si litigava per "il caso Mina" e improvvisamente anche per la posizione della donna nella società italiana.

<STRONG>L'icona appare</STRONG>

<a href="#" onClick="MM_openBrWindow('popup.php?dida=%3Cstrong%3EFrankfurterallgemaine++29-Agosto-1997%3C%2Fstrong%3E%3Cbr%3E%3Cstrong%3ELA+GRANDE+SOLITARIA%3Cbr%3E&src=images/icone/zoom/115_3.jpg','illustrazioni','width=100,height=100');return false;"><img src="images/icone/115_3.jpg" width="46" height="46" border="0" align="left"></a>La donna che era al centro di queste discussioni costituiva un grottesco contrasto con tutte quelle discussioni sull'autodecisione femminile. Mina era diventata come un opera d'arte i sogni dei maschi italiani - bionda con le rosse labbra voluttuose, il profilo romano e con un corpo che negli anni dell'obbligo della virilità veniva definito pieno di curve.

Arrivata all' apice della sua fama, si rifiutava di cantare della canzoni insignificanti. Così è arrivata a Lucio Battisti e Lucio Dalla che hanno lavorato per lei e che presto hanno fatto carriera come autori e interpreti della canzone di elevato livello. Nel 1978 "la grandezza" d'Italia, che cantava jazz, rock, blues, canzoni pop era diventata "la grande isolata (solitaria)". Mina si era ritirata. Da quella data non si è più esibita in pubblico. Solamente una volta all'anno esce un suo disco prodotto da lei e che arriva sempre in cima alla Hit Parade e che viene recensito dettagliatamente da tutti i quotidiani italiani. Con l'isolazione ha cominciato il mito: è scomparsa la persona ed è apparsa l'icona,qeusto e da intendersi letteralmente. Nel suo esilio ticinese, la cantante ha continuato il lavoro sull'immagine pubblico. Lo ha affidato al grafico e fotografo Mauro Balletti, che da allora realizza tutte le buste dei dischi. Sono le uniche immagini che arrivano al pubblico. Non si tratta di comune divismo. Con gli anni i lavori di Balletti sono diventati delle opere d'arte che in una continua metamorfosi illustrano un pandemonio di formule e di enfasi collettiva e subconscia.

Mauro Balletti ha iniziato cun un dolce attacco alla bellezza stabilita. Ha fatto diventare la faccia della cantante una faccia di Pierrot. Il passo populistico di questa trasformazione, che in un primo momento ricorda i quadri infantili - sentimentali dove dei visi di bambini versano della lacrime, è solamente un mezzo per raggiungere lo scopo. Dato che le linee nere aggiuntive e una dissolvenza estranea che radopppiano le parti del viso, riconducono in questi ritratti al motivo triviale: quello che per il pittore rococo era una malinconia paralizzante, nelle fotografie di Balletti è depressione. Finchè la cantante non guarda l'osservatore, è sopportabile. Quando sulle fotografie fissa l'osservatore, sotto lo sguardo triste c'è la smorfia della malinconia, viene la voglia di guardare altrove. Si capisce da se che le canzoni parlano di solitudine e di separazione. Però i metodi della cantante e di Mauro Balletti con il tempo sono diventati più raffinati. I titoli degli album si leggono come un compendio di ossessioni e di voglie, che sono ancora legati alla canzone con tutte le sue gioie e dolori dell'amore, però si distanziano anche. "Catene" è un disco del 1984 nel quale Mina cantava la soggezione. Balletti l'ha presentata con dei vestiti ampi, neri, il viso calcinato, come la Duse che interpreta la Clitennestra. L'occultamento incitava il mistero sull'aspetto dell'introvabile, che durante le sue esibizioni era sottoposta a delle rigide diete, e quell'occultamento provocava anche un effetto secondario promozionale.

Alcune fotografie di Balletti suscitavano scandalo, dato che venivano giudicate oscene. Sulla busta "Rane supreme" si vedeva il profilo di Mina con la treccia e truccata da larva-domina in un fotomontaggio perfetto sul collo di un atleta nudo che provocava beffardamente il culto erotico maschile. Senza gusto è stata giudicato "Ridi Pagliaccio". Si vedeva la cantante come bellezza art-deco, che sorrideva in maniera imbarazzata, ma anche maliziosa, con gli occhi socchiusi e con una torta coloratissima che le volava adosso. Rendono invece concilianti i contrasti ironici con la propria legenda. "Caterpillar" 1991 è una Mina versione Botero, dato che sopra la testa tiene i suoi capelli lunghi come una minoica dea dei serpenti.

Negli anni ottanta seguiva il colpo d'aristocrazia artistico. Le gallerie milanesi e romane organizzavano delle mostre con i ritratti di Mina fatte da Mauro Balletti. Ha ricevuto dei premi e sono stati stampati dei cataloghi e dei volumi illustrati. Lo sguardo pubblico adesso si è allargato su quello che c'è dietro all'evidente mito da star delle fotografie e collage. Paragonabile a Paladino, Cucchi, Chia oppure Clemente; Balletti smaschera con le sue mascherate artistiche le convenzione e la fede bigotta per le cose vere, belle e buone. Scoprendo nel cliché l'arte e nell'arte il cliché e camminando tra il kitsch e l'arte, attira l'attenzione.

Una cosa distingue Balletti dagli altri artisti italiani. La sua modella è un santuario nazionale, vivente. Quello che fa a Mina, praticamente lo fa a tutta l'Italia. E l'Italia a se stessa. "Italiana" c'era scritto su un album del 1982. Con una smorfia piena di disgusto, con il trucco che l'aveva deformato in quella di un clown diabolico travestito, la foto di Mina ha commentato questa esclamazione egocentrica e italocentrica. Nelle canzoni ironizzava con le barriere descritte alle donne italiane e la relazione fobica che ha l'Italia verso l'omosessualità.

<STRONG>L'arte al tavolo di pulizia</STRONG>

<a href="#" onClick="MM_openBrWindow('popup.php?dida=%3Cstrong%3EFrankfurterallgemaine++29-Agosto-1997%3C%2Fstrong%3E%3Cbr%3E%3Cstrong%3ELA+GRANDE+SOLITARIA%3Cbr%3E&src=images/icone/zoom/115_4.jpg','illustrazioni','width=100,height=100');return false;"><img src="images/icone/115_4.jpg" width="46" height="46" border="0" align="left"></a>Ci sono poche nevralgie d'anima che Mina e Balletti non hanno toccato durante questi anni. Negli ultimi tempi questo succede piuttosto tranquillamente e spiritosamente, in sostanza non cambia niente: Dall'invisibilità del suo esilio Mina mette in circolazione la sua immagine che la presenta come un essere artistico manieristico, una creatura fatta di trucco e di costumi. Nonostante l'irritazione, il pubblico italiano gode di tutto questo e i mass media italiani hanno cercato parecchie volte di terminare questa clausura: Federico Fellini ha offerto una parte alla cantante, direttori di night club e del show business le hanno offerto dei contratti esclusivi. L'ultimo che inutilmente le ha chiesto una esibizione dal vivo, inviandole un assegno in bianco è stato Berlusconi. Si dice che Mina aveva ritornato l'assegno senza un saluto.

In Germania una vita così, almeno con una popolarità paragonabile, non sarebbe possibile. Da noi esiste una certa diffidenza nei confronti dell'artificialità femminile, nonostante la voglia di moda, di rituali dell'emancipazione e dell'esotico. Heinrich von Kleist ha fatto un idolo con la sua Kunigunde nel "Käthchen di Heilbronn". Lascia la sua sempre brillantemente truccata Signorina di Thurneck espiare l'arte, facendola vedere, sotto il suo mantello mimetico, come una vecchia strega storpia. Nel "historischen Ritterschauspiel" di Kleist le danno ragione. Durante il trucco lo scrittore lascia che lei riveli alla sua cameriera la sua natura artistica. "L'arte che eserciti al mio tavolo di pulizia" è più che un congiungere di stimoli sensoriali di persone e di colori. Vorrei far manifestare in tutto quella cosa invisibile, chiamata anima.

Mina e Mauro Balletti esercitano quello che Kleist concede a Kunigunde solamente per un attimo. Contrariamente a lei, loro il travestimento la fanno pubblicamente. Così trascinano alla luce dell'arte, quello che Kleist, in malafede, alla fine giudica come vergogna, menzone e inganni - la finzione come verità, l'anima non pura come essere.

L'arte di Balletti e Mina spesso umilia, ma questo aumenta solo l'attrazione. Dato che le mascherate dei due mostrano degli idoli seducenti, gli idoli che abbiamo dedicati all'amore e ai suoi modi di gioco, ma nello stesso tempo le scoprono. Questo è magico, ma immediatamente rilevano la loro assurdità. L'effetto è affascinante e ripugnante, come sa la Primavera di Botticelli accarezzasse i tarli delle tavole di quercia sui quali è dipinta e come se nello stesso momento fosse di nuovo indenne davanti a tutti.

27.11.1996

Il volto di Mina per cantare Napoli
- La Repubblica.it -
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26.09.1996

Mina, il ritorno
Un nuovo disco. Una biografia. Una rubrica giornalistica. E la voglia di apparire, con le nuove foto per l?album "Cremona". Lei che si nascondeva da 18 anni. Ecco la svolta nella vita della grande cantante. Le dieci canzoni che segneranno questa fine '96. E tutti i segreti dell'unica divina italiana di Alberto Dentice - L'Espresso -
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18.09.1996

Special tv: L'ultima volta che lei parlo'
- La Stampa -
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