18.09.1996

Mina, l'ultima diva

di Lorenzo Reggiani, Enrico De An - Brescia Oggi


Assistendo al concerto di Mina la sera del 18 luglio 1978 sotto il tendone di "Bussoladomani" in Versilia, avevamo la consapevolezza di assistere ad un evento "storico", sia pure della storia con la s minuscola, quella della canzone. Sapevamo che non era un concerto qualunque, questo sì: Mina, giunta all'apice della sua carriera, si era ritirata in un esilio volontario per sei anni e poi aveva deciso di tornare alla ribalta, di fronte al suo pubblico. L'occasione era importante: celebrare i vent'anni del suo debutto alla "Bussola" il locale che l'aveva vista nascere e le aveva dato tanta fama.
Eccola là, sul palco, Mina, capelli rossi, vestita di nero con un abito largo, imponente, quasi ieratica come una dea greca, visibilmente ingrassata rispetto a sei ani prima, ma trascinante. E noi lì, tanti, tantissimi, a spellarci le mani mentre lei canta con la sua voce impareggiabile. I bis, il caldo, la festa. Ma dopo lo spettacolo scappa. Si limita a dire: "Stasera ho capito che non sono fatta per esibirmi in pubblico. Ho paura". Da quel momento non ha più messo piede sul palcoscenico.
E da quel momento il personaggio è entrato nella leggenda, nel mito. Del personaggio Mina, probabilmente l'Italia felice degli anni Sessanta aveva bisogno. Un'Italia che aveva una gran voglia di trasgressione ma tutto sommato era normale, e una Mina che in fondo sognava una vita normale e invece si trovava a essere trasgressiva, anticonformista, coraggiosa. Una che viveva secondo la legge del cuore, in un paese che costruiva ed adorava i suoi miti, ma si muoveva nel rispetto delle leggi e delle tradizioni.
Mina, no: seguiva soltanto il suo cuore, capace di farle dimenticare qualsiasi prudenza, qualsiasi ritegno. Capace di farla felice con i suoi uomini: Corrado Pani, un separato, che le dette un figlio nel '63, Massimiliano; Virgilio Crocco, un giovane giornalista, poi padre di Benedetta, morto tragicamente in America nel '73; Augusto Martelli e Alfredo Cerruti, due relazioni brucianti. Poi finalmente il cuore l'ha condotta all'approdo della sua vita sentimentale con u cardiologo, cremonese come lei, Eugenio Quaini, e i pettegolezzi sono finiti.
Già, i pettegolezzi. Mina ne è stata accompagnata per tutta la carriera: dall'ostracismo subito alla Rai, ai suoi legami sentimentali; dal suo ritiro a Lugano, alla sua attività discografica. Ne è uscita sempre vincente.
Oggi, con 800 canzoni e 70 milioni di dischi venduti alle spalle, Mina è una casalinga quieta che nell'autoesilio non crede forse alla leggenda di se stessa. Quella leggenda cui crediamo tutti e per cui la celebriamo.

Lorenzo Reggiani
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IL FENOMENO SCOPPIÒ CON LA VIOLENZA DI UN GEYSER NEL MONDO DELLA CANZONE ITALIANA. ERA SCANDALOSA PER QUELL' USO SFACCIATO DELLA VOCE CHE MANDAVA IN FRANTUMI UN SECOLO DI MELODRAMMA PATRIOTTICO. POI E' SUCCESSO QUALCOSA.
di Enrico De Angelis

Il fenomeno Mina scoppiò con la violenza di un geyser. Fu il secondo scossone forte alla canzone italiana subito dopo il "Volare" del 1958. Diversamete da Modugno, che era un isolato genio individuale, Mina faceva parte di una "scuola", una "corrente", per usare parole grosse: quella degli urlatori. Un attimo prima di lei era partito Tony Dallara, ma sarà Mina a impersonare alla maniera più esplosiva e spiazzante quel nuovissimo modo di cantare, a voce spiegata sì, ma non secondo gli armoniosi schemi del bel canto imperanti da noi, bensì in modo forzato, nervoso, singhiozzante, sguaiato, con il ritmo moltiplicato alla maniera jazz e la dizione sporcata da accenti dialettali. Era il nostro casereccio tributo alla ormai prepotente egemonia della musica americana, al rock'n roll, al terzinato dei Platters e degli altri gruppi vocali made in USA i quali giocavano in modo così disinvolto e scattante con la voce umana. Mina era scandalosa perché gesticolava freneticamente, perché portava i pantaloni alla pescatora, perché cantava storie inconcepibili di tintarelle lunari, bolle blu zebre a pois e pezzettini di bikini; ma, soprattutto, era scandalosa proprio per quell'uso sfacciato della voce, divertito e divertente che mandava in frantumi un secolo di melodramma patriottico e relativi cascami.
Poi è successo qualcosa, non so più bene come e quando, se all'improvviso o con un accurato lavoro progressivo di preparazione. Fatto sta che a un bel momento ci siamo ritrovati una Mina di lusso, show-woman a tutto campo, signora di gran classe, con le sopracciglia depilate, sinuosa, ironica, sofisticata anche in minigonna. La sua spiccata personalità e il suo talento le avevano aperto le porte della grande popolarità televisiva, che per sua natura è eclettica, gratificante, non più trasgressiva (Mina doveva piacere e infatti piaceva a tutti). Le sue straordinarie doti vocali naturali si erano lasciate educare e incanalare al servizio di un repertorio a volte musicalmente stilé (nel solco della grande canzone americana classica, non più del rock), a volte decisamente mediocre.
Questo handicap Mina se l'è portato dietro fino a oggi, anche se i più non ci badano. Tanto ben di Dio al servizio di canzoni (quelle inedite naturalmente, più che le "cover") tropo eterogenee, sfilacciate, senza spessore.
Oggi che Mina è scomparsa dalla scena pubblica, la immaginiamo - mutatis mutandis- ritornata schietta, eccentrica e ruspante come un tempo, intenta più che altro a cucinare, giocare a carte e guardare la tv nella sua casa di Lugano; con il rituale obbligo, però, di incidere ogni anno una manciata di pezzi poco significativi forniti dal suo staff. Non sarebbe bello, a questo punto, che anche il repertorio tornasse schietto, eccentrico e ruspante come lei?

Enrico De Angelis
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Da Cremona via al cambiamento
di Claudio Andrizzi

La vera sorpresa è Beppe Grillo. Guest star in "Dottore", un rythm and blues ironico e trascinante, seconda traccia del nuovo album di Mina "Cremona" (in uscita oggi nei negozi di tutta Italia), sfodera un'insospettabile grinta da bluesman e una voce di tutto rispetto. E' anche e soprattutto questo duetto curioso e ben riuscito ad impreziosire questa specie di ritorno a casa della "Tigre": e il riferimento non è solo l'omaggio alla città che le ha dato i natali.
Perché forse Mina ha davvero deciso di riappropriarsi di un modo di fare musica e dischi più semplice e maggiormente in sintonia con il suo personaggio e il suo passato artistico. Con "Cremona" l'indiscussa signora della canzone italiana offre al suo pubblico un messaggio di cambiamento: si rifà viva nel cuore di settembre, con un album singolo di dieci canzoni (formato decisamente più standard), e con una gran voglia di ritornare fra la gente. Dai microfoni di Radiodue, sulle pagine dell'inserto di Repubblica Musica (per il quale diventa da oggi editorialista), ed anche sulla copertina del disco, dove appare di persona, fasciata da un audace mantello pensato per lei da Gianni Versace ("Ho vestito Madonna, Elton John, Sting, Tina Turner? ma nel mio cuore era lei che volevo" ha dichiarato il famoso stilista).
E poi c'è la musica, naturalmente. Che sì, non rinuncia ai "vestiti" raffinati di Massimiliano Pani, appassionato di acid jazz ed altre sonorità moderne in passato forse troppo in contrasto con la vocalità della cantante, ma al tempo stesso sembra riguadagnare quel carattere squisitamente popolare che caratterizzava la Mina televisiva in bianco e nero dei gloriosi anni '70, e che oggi sembra associarsi idealmente a questa nuova disponibilità comunicativa. Pezzi come l'iniziale "Meglio così", la sirtakeggiante "Succede", "La bacchetta magica", caratterizzata da un bellissimo arrangiamento in stile bossanova, e "Volami nel cuore" dicono di una nuova voglia di entrare nelle case e nell'anima della gente.

Claudio Andrizzi

Lorenzo Reggiani, Enrico De An



29.08.1997

La grande solitaria
<STRONG>L'Italia e le pose della cantante Mina</STRONG> - Frankfurterallgemaine -
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27.11.1996

Il volto di Mina per cantare Napoli
- La Repubblica.it -
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26.09.1996

Mina, il ritorno
Un nuovo disco. Una biografia. Una rubrica giornalistica. E la voglia di apparire, con le nuove foto per l?album "Cremona". Lei che si nascondeva da 18 anni. Ecco la svolta nella vita della grande cantante. Le dieci canzoni che segneranno questa fine '96. E tutti i segreti dell'unica divina italiana di Alberto Dentice - L'Espresso -
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18.09.1996

Special tv: L'ultima volta che lei parlo'
- La Stampa -
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