26.02.2000

Un articolo di Mina: UN DUBBIO SU JOVANOTTI



Uno straccio di tentativo di pensiero, una opinione, un desiderio di schierarsi, al di là di “cuore e amore”, glielo vogliamo riconoscere a questa povera gente della sottocultura della canzonetta? O dobbiamo per forza rimanere ghettizzati nel nostro patetico gozzaniano mondo fatto di consecutio traballanti e di rime fin troppo prevedibili? Ci vuole la patente per parlare di altro? “Sta’ zitto tu che sei piccolo!”. Mi suona un po’ così.
Ma c’è anche chi piccolo non è. Il fatto è che proprio siamo guardati un po’ con affettuosa tolleranza, come se fossimo dei deficienti, quando ci spingiamo al di fuori del nostro “campo di grano che dirvi non so”. Eppure anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo la nostra piccola vita, i nostri piccoli problemi, le nostre minuscole convinzioni e qualche volta, orrore, ce ne freghiamo se qualcuno non è d’accordo con noi.
Credo che Jovanotti sia in buona fede. Non fa mistero delle sue attuali convinzioni che spaziano dalla stella rossa al tentativo di promuovere “la fusione di arte, scienza e religione, proprio come nel Rinascimento” (sic). E in questa deliziosa militanza neo-umanistica trovano spazio anche i suoi appelli per la cancellazione dei debiti dei Paesi del Terzo mondo.
Sono invece perplessa sulla strana scelta dei tempi per realizzare tutta l’operazione. Basta mettere alcuni fatti in sequenza. A novembre scoppia il caso “ecstasy”. Si invitano i cantanti a fare da “testimonial” in una campagna contro la droga. Lorenzo risponde sul “Corriere”: “Chi è quel disgraziato che pensa che un cantante possa davvero fare qualcosa che non sia far fare bella figura al Consiglio dei ministri, far guadagnare qualche centinaio di milioni all’agenzia pubblicitaria appaltatrice e infine fare bella figura pure lui? ... Smettetela di coinvolgere i personaggi dello spettacolo e della cultura per risolvere i vostri problemi di coscienza e di impotenza per ogni questione, e cominciate a far veramente qualcosa di utile”. La scorsa settimana i vescovi italiani chiedono agli organizzatori del Festival di intervenire con uno spot per sottolineare l’importanza dell’azzeramento del debito a carico dei Paesi poveri. Il no viene da Fazio, che in una recente intervista a “Panorama” si dichiara diessino, afferma di stimare moltissimo Veltroni e tesse alti elogi all’indirizzo di D’Alema. Due giorni dopo il rappone incriminato, Jovanotti e Bono salgono a colloquio con il premier che, non pago di avere risollevato le sorti nostrane, ormai assume sempre più i contorni dell’onnipotente risolutore dei problemi planetari, annunciando la cancellazione dei debiti, partendo dal Mozambico.
Non so. Di fronte ai 30 milioni di persone che muoiono di fame ogni anno, il teatrino della piccola politica che fa spot sul dolore del mondo mi pare proprio di un cinismo difficile da sopportare. “I Giganti”, più di trent’anni fa, cantavano “Mettete dei fiori nei vostri cannoni”. Sarebbe stato bello se anche quell’invito fosse stato accolto. Allora e per sempre.

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