17.10.2012

Vanity Fair n. 41/2012

Ma i veri disabili non siamo noi? Emozionata dalle Paraolimpiadi di Londra, ha pianto per Alex Zanardi. E si è fatta una domanda.

Cara Mina, da poco mi sono lasciata con il mio ex fidanzato. Mi ha lasciata per motivi che ancora oggi non riesco a trovare... Dimmi, come si fa a superare una tale delusione senza ritrovare la sua ombra in tutto; non riesco ancora a capire come gli uomini riescano a dimenticare così in fretta mentre noi donne impieghiamo dei secoli. Con la speranza di dimenticare, un abbraccio, L.

Mia cara, la faccenda di un amore finito o che sta finendo non è, se non marginalmente, una faccenda di ricordo o dimenticanza. È logico pensare che il tuo ex fidanzato, molto prima di lasciarti, abbia cominciato ad accumulare, senza che tu lo capissi, i motivi per interrompere il rapporto. Il processo è più simile a quello della cancellatura o della distruzione di fotografie. Non mi sembra che ci sia più abilità nei maschi rispetto alle femmine nell’eseguire questo tipo di manovre. Sei stata colta di sorpresa. Credo che sia soprattutto questo che ti rende difficile sopportare le ombre rimaste intorno. Queste sono pugnalate durissime da capire e da dimenticare. Ma anche questa sensazione lacerante si allontanerà. Fra un paio di secoli magari non avrai ancora dimenticato, ma le ombre si saranno dissolte. Un bacio.

Mi è scesa una lacrima

Oggi ho letto un’intervista a Alex Zanardi e mi è scesa qualche lacrima. Anche seguendo la Paralimpiade di Londra: ogni volta che vedevo una gara, in una specialità qualsiasi, mi commuovevo alle lacrime. Io non sono disabile, ma mi emoziono lo stesso pensando al superamento delle difficoltà che hanno dovuto affrontare i disabili, anche quelli non sportivi. A volte penso che le vere mancanze le abbiamo noi che abbiamo tutto. Mah. Ciao, Nina

Cara Nina, ho assistito alle Paralimpiadi di Londra. Mi sono divertita. Non ho provato alcun senso di pietà. Ho strabuzzato gli occhi davanti a capacità non facili da capire. Ho esultato davanti ai record. Alex Zanardi mi ha fatto sognare. Ho cercato di entrare nell’estetica nuova di gesti atletici guidati da forze asimmetriche o antianatomiche. Ho visto eleganze assolutamente originali. Non mi sono mai distratta a pensare a paragoni o comparazioni di prestazioni. Ho sentito dire che impediscono ad Alex Zanardi di iscriversi alla Maratona di New York perché “è troppo veloce”. Da una parte mi demoralizzo per la volgarità e dall’altra godo per l’ammissione di manifesta superiorità. Un bacio.

Ladri senza vergogna

Che razza di Paese è questa Italia? Ma non hanno vergogna, di fronte a tutti noi, quelli che rubano e sono stati sorpresi? Ma guarda la presidente del Lazio Polverini… e chissà quanti ce ne sono come lei e i suoi amici che però non sono ancora stati sorpresi. Dormiranno bene la notte? Ma come saranno stati da piccoli? Sempre così impuniti? Non sono neanche furbi, direi che piuttosto sono str… e basta. E ci sono pensionati che rubano una pera al supermercato perché non ce la fanno con la pensione. Ecco, per me loro non sono ladri. Scusa lo sfogo, Giorgia F.

Chi approfitta della propria posizione di forza per rubare e prevalere su chi non ha strumenti di difesa mi disgusta, mi ripugna, mi indigna profondamente. Anzi, lo dico chiaro: mi fa incazzare. E la cosa che mi lascia perplessa su ruberie e nepotismi veri o presunti è questa: questo grande, continuativo, giustificato clamore intorno al susseguirsi di episodi di brigantaggio mi fa guardare con sospetto anche persone che fino a un attimo prima mi sembravano la pulizia fatta persona. Chi si fida più? Chi potrà ridarci una speranza autentica? Non so. Mi sembra ineluttabile il binomio potere-bottino. Sarà una degenerazione che va con la carica?

Casablanca mon amour

Rivedendo oggi in Tv il film Casablanca, ho notato che, quando Ingrid Bergman entra in scena, Sam accenna alle note di Parlez-moi d’amour (che si ascoltano anche nel delizioso film di Woody Allen Midnight in Paris). Potrò mai sperare che queste note possano uscire un giorno dalla sua bocca? Un bacio riconoscente, Mario

Non amo i tre quarti. Con qualche eccezione. Questa, per esempio. Grazie di avermela ricordata, è una delizia di canzone. Semplice come i grandi pezzi del passato. Ciao Mario.

Speciale Vanity C’È Mina Per Voi del 10 ottobre , 2012 Una canzone in un giorno

Cara Mina, ho 18 anni e ho visto sul web un video del programma Minissima 2010 (condotto da Paolo Limiti), nel quale si fa riferimento alla tua cover di Alex Britti, Oggi sono io. Si dice che tu abbia deciso di cantarla solo il giorno prima delle prove in studio e che la versione conosciuta da tutti sia il frutto della prima volta che tu e i tuoi musicisti avete provato insieme il pezzo. È vero? Penso che sia una delle ragioni per affermare che sei la migliore. E mi chiedo se tu te ne renda conto veramente. Un abbraccio. Tommaso

Caro Tommaso, non il giorno prima, ma il giorno stesso. Avevo sentito a Sanremo il pezzo e lo trovavo fortissimo. Decido di farlo e in un attimo Massimiliano chiama Alex Britti, la Catherine tira giù le parole e io prendo la tonalità con i ragazzi che tirano giù la musica. Buona la prima. Ma non è una roba eccezionale, credimi. Lo fanno in molti. E poi ci sono pezzi che si “lasciano” cantare. Di solito sono i più belli. Ciao, un bacio.

Speciale Vanity C’È Mina Per Voi del Adriano Celentano, ragazzo forever

Carissima Mina buongiorno, ti è piaciuto il nostro Adrianone Nazionale all’Arena di Verona? Io l’ho trovato superlativo. Con stima e affetto Vittorio

Caro Vittorio, sono andata a riprendere un pezzo che avevo fatto per La Stampa, quattro anni fa, in occasione del suo compleanno. C’è quello che penso di Adriano. Da sempre e per sempre. Dimmi che non è vero! Tu settant’anni? No, non è possibile. Mi sembrano passati cinque minuti da quando eravamo ragazzi. Oddio… ragazzi… A me pare di non essere mai stata giovane, a pensarci bene. Subito adulta. Subito responsabilizzata. Subito vecchia, quasi. Tu no. Tu ragazzo forever. Anche adesso che hai l’aria di un lupo un po’ masticato, sei fresco. Sempre verde, direi. Non ti sei ancora stancato di fare casino. Questo, forse, è l’unico segnale di reale giovinezza cronica. Dalla quale sei, per tua fortuna, affetto. Mi domando se ti possano aver salvato le proverbiali pause. Quelle che ti avrebbero concesso non solo il tempo del successivo pensiero, ma anche l’opportunità di ringiovanire a dovere. Per rimanere in testa al gruppo, senza farsi sorpassare da immeritevoli inseguitori capaci di giovanilismi e modernismo, ma non di giovinezza o di modernità. C’è passato di tutto sotto gli occhi e sotto il sedere, in questa lunga marea montante di vita nella quale, da un certo punto in poi, non ci è stato più concesso di scherzare. Tu sei stato uno dei pochi che non ha finto, che non si è messo la maschera per sopravvivere. Ho visto pochi come te assenti dalla moda e dalle mode, sinceri fino all’ingenuità, al candore, all’innocenza, stupiti degli incubi come una suora di clausura. Credo che tu non abbia ammesso mai alcuna contingenza per il semplice fatto che esisteva. Sembri pronto a negare la realtà di ingiustizia e disamore se senti il bisogno di non lasciarla accettare. E ti metti ad urlare di foche, petrolio, armi, cibo, dischi, ladri di verità. Solitamente tutti smettono di voler cambiare il mondo ad una certa età, quella bruttissima della resa, quando la delusione incombe e zittisce. A te non è capitato e quelli che se ne accorgono ti ammirano nella tua macabra insistenza, nella tua anacronistica resistenza. Bisognerebbe visitarti tutto, come un museo fatto di corridoi di silenzio e improvvise folgorazioni concesse da un tuo sorriso, da un’invenzione di espressione, da una maglietta sgangherata, da una rara approvazione, da una brontolata panoramica, da un paio di pantaloni improbabili, dalla voglia di cantare il celeste. Se in occasione del compleanno decidi di aprire i battenti alla visita del pubblico, vedrai che fila. Esibisciti come solo a te è dato di fare. Molleggiatino mio, mi aspetto altri, nuovi e moltissimi sfracelli da te. Non saranno certo i settant’anni a fermarti. Di questo sono più che sicura. Auguri, Adriano! Auguri davvero.

09.10.2003

Vanity Fair n. 2003

Quando un libro non porta tracce di te non è veramente tuo. / Tradiscilo pure se ne hai lo stomaco: ma glielo devi dire. / Anche Berlusconi può scatenare una crisi di coppia. / Se la ex moglie è una iena può pensarci solo lui. / Quarant’anni dopo si guarda ancora di che colore è ... chi viene a cena.Leggi tutto

16.10.2003

Vanity Fair n. 2003

Ho un grande difetto: sono americana. / Gli dico che ha scelto la donna sbagliata? / Questione di etichetta. / Solo i miei genitori o anche i loro nuovi partner? / Sono la bestia nera dei potenziali suoceri. / Il fratello della mia ragazza.Leggi tutto

23.10.2003

Vanity Fair n. 2003

Non devastare più il tuo ex trattandolo come uno zerbino / Un padre spione come te farebbe meglio a buttarsi nel fiume / Tuo figlio e tuo fratello cresceranno insieme: è pura gioia, non dolore / Le fatiche di mamma si dimenticano. Il sorriso si ricorda / Meglio un onesto e sincero impiegato di un futuro avvocato mai esistitoLeggi tutto
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